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IL Matese
 
L'immenso territorio del massiccio del Matese è una terra dai forti contrasti dove il confine tra campagna e natura non è mai contrapposizione. Tra valli, colline e montagne si alternano paesini puliti e boschi immensi e fascinosi; un territorio capace di alternare centri economicamente produttivi a piccoli borghi incantati dove il tempo sembra essersi fermato. Percorrendo stretti vicoli, che si rincorrono fin dentro angusti portichetti, si può giungere ai piedi di una torre o al culmine di una collina; stradine che si inerpicano improvvise e ripide confluiscono su una piazzetta, in cui si intravedono lontane le immagini di belle donne nel loro costume severo, che discendono con incedere armonioso e composto.
Veduta sul Lao del Matese
Cavalli al pascolo
Qui, con la L.R. n.33/93, è stato istituito il Parco Regionale del Matese, ma è di soli pochi mesi fa un nuovo decreto che stabilisce il suo perimetro definitivo. La superficie protetta è di circa 50.000 ettari ed interessa i comuni di Ailano, Alife, Capriati al Volturno, Castello del Matese, Fontegreca, Gallo Matese, Gioia Sannitica, Letino, Piedimonte Matese, Prata Sannita, Raviscanina, S. Angelo d'Alife, S. Gregorio Matese, S. Potito Sannitico,Valle Agricola per la provincia di Caserta e Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Faicchio, Pietraroja, San Lorenzello per la provincia di Benevento.
Analogo per quota e struttura geologica alle catene vicine, ed in particolare alle Mainarde ed ai monti
del Parco Nazionale d’Abruzzo, il Matese propone al naturalista una vegetazione selvaggia ed incontaminata. Ad emozionare i visitatori sono innanzitutto le splendide faggete che occupano una buona parte del settore campano del massiccio. Magnifichi boschi di faggio vengono attraversati dalle strade che salgono da San Gregorio Matese verso i valichi di Bocca della selva e della Selva del Perrone. Altre foreste più silenziose si distendono intorno al Monte Janara, a sud del Lago del Matese. All’interno delle faggete compaiono il tasso, l’acero riccio, l’acero montano, l’agrifoglio ed il sorbo. Poco fitto è invece il sottobosco. A quote più basse domina invece la macchia mediterranea, formata in
Trekking nel Parco
prevalenza da leccio, che si alterna a boschi di carpino, roverella e cerro. Qua e là si incontra l’ontano napoletano. Nelle zone scoperte crescono l’asfodelo, la genziana e la belladonna. Al di sopra del limite della vegetazione arborea, i pendii del Miletto sono rivestiti da fitti cespugli di ginepro. Tra le fioriture spiccano quelle delle numerose orchidee selvatiche dei generi Orchis, serapias, Dactylorhiza e Platanthera, che si possono osservare soprattutto, tra la primavera e l’estate, nelle radure che interrompono le faggete.